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Palazzo PICALFIERI

Sorge al posto di una preesistente architettura rinascimentale, Casa Colonna, nella quale soggiornò anche la regina Giovanna d’Aragona nel 1493. Fu residenza della nobile famiglia aquilana dei Camponeschi (da cui il nome iniziale Case Nuove Camponeschi). Nel 1685 l’edificio, allora di proprietà di Maffeo Barberini, venne acquistato da Ludovico Alfieri per 1.700 ducati. Il palazzo venne praticamente distrutto dal terremoto del 1703 e successivamente riedificato nelle fattezze attuali.

Considerato, assieme all’adiacente palazzo Quinzi, uno dei primi esempi di barocco aquilano (stile che troverà il suo massimo splendore nella seconda metà del XVIII secolo con la realizzazione di palazzo Centi, in piazza Santa Giusta), venne rinnovato per mano di Francesco Fontana in varie fasi: un primo intervento consistette nella ristrutturazione degli spazi interni, il che permise in breve tempo il rientro della famiglia Alfieri nel palazzo, mentre subito dopo si procedette alla realizzazione della facciata. Nel 1785, esattamente un anno dopo l’acquisto e grazie al matrimonio tra Eusebia Alfieri e Giannanatonio Pica — erede dell’omonima, importante famiglia aquilana — il palazzo prende il nome di Pica-Alfieri.

La furia distruttrice del sisma del 2009 aveva lesionato gravemente il palazzo, riportato al suo antico splendore e restituito alla famiglia e alla città a settembre del 2018.

Il palazzo è situato su piazza Santa Margherita, lungo l’asse di via Roma che costituisce il decumano dell’impianto urbanistico angioino.

La facciata principale di Palazzo Pica Alfieri, opera di Pietropaolo Porani del 1726, è tripartita e caratterizzata da una balconata sorretta da quattro esili colonnine e che sovrasta i due portali d’ingresso. La pianta è quadrangolare con tre lati liberi mentre sul quarto una controparete lo separa da palazzo Quinzi. All’interno è presente un ampio cortile; nei saloni sono ben conservati gli arredi settecenteschi oltre che una pinacoteca di oltre 50 dipinti, comprendente opere di Girolamo Cenatiempo, Pompeo Cesura e Francesco Lavagna.

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